Storia

militare



PUBBLICAZIONI E RICERCHE DI STORIA MILITARE

MINISOMMERGIBILI DA INCURSIONE

"Davide e Golia. Tecnica ed impiego dei moderni mezzi da incursione navale" è un articolo dedicato alla storia e all'attualità dei minisommergibili militari da incursione, pubblicato da Rivista Italiana Difesa nell'aprile 1996 (pag. 80 - 87). Ne erano autori Carlo Alfredo Clerici e Silvio Poli. Un'esperienza molto interessante, resa possibile da questo articolo, fu la visita alla fabbrica Cos.mo.s. di Livorno, all'epoca importante produttrice di mezzi d'assalto.

minisommergibili da incursione.pdf

SCASSINATORI E SPIE

21 marzo 2020

ARTICOLO SU STORIA E BATTAGLIE

E' in edicola nella rivista Storia e Battaglie questo articolo che ho scritto con Claudio Ballicu su casseforti, criminali e spionaggio (Clerici CA, Ballicu C. Scassinatori e spie. Marzo 2020, pag. 39-45).

Con l'amico Claudio pubblicammo anni fa un volume (Ballicu C, Clerici CA. Casseforti a combinazione meccanica. Storia, tecnica e segreti a uso dei consumatori informati e degli studiosi. Youcanprint, Tricase 2011) dedicato alle casseforti a combinazione meccanica, che resta tuttora un caso unico sul mercato italiano.

UNA MISTERIOSA E STRANA STORIA DI MERCENARI SVIZZERI E DI BOMBE

20 gennaio 2020

ARTICOLO SU STORIA E BATTAGLIE

Una storia di esplosivi, mercenari svizzeri, terrorismo libico e servizi segreti internazionali. L’attentato al faro di San Domino alle isole Tremiti nel novembre 1987.

Su Storia & Battaglie di gennaio 2020 l'articolo di Carlo Alfredo Clerici e Diego Baggetti.

LE MIE PUBBLICAZIONI DI STORIA MILITARE

Sono stato autore di numerosi lavori su temi di storia e tecnica militare, in particolare dei tre volumi:

  • Clerici CA. Le difese costiere italiane nelle due guerre mondiali, Albertelli Edizioni Speciali, collana Storia Militare, Parma 1996.

  • Bianchi A, Clerici CA, Poli S. Droghe in guerra. Uso bellico di sostanze psicoattive. Ed. Mursia, Milano 1997.

  • Clerici CA, Lazzarini F. Gli artigli del Leòn. La Batteria “Amalfi” e le fortificazioni costiere di Venezia nelle due guerre mondiali. Con Furio Lazzarini. Albertelli Editore, Parma 1997. Prefazione di Massimo Cacciari.

Ho pubblicato anche più di un centinaio di lavori, su riviste storiche e divulgative, elencati nella sezione Ricerche storiche e varie alla pagina Pubblicazioni.

LE FORTIFICAZIONI DEL PASSO DELLA PRESOLANA

Più di vent’anni dopo tre dei fondatori del mitico Gruppo di Studio delle Fortificazioni Moderne esplorano le opere campali tedesche al Passo della Presolana.

Dalla primavera 1944 al marzo 1945, alla Cantoniera del passo della Presolana, in valle Seriana, furono realizzate trincee, camminamenti e bunker dall’organizzazione Todt che si avvaleva del lavoro d’operai civili di quelle vallate. Nella zona della Presolana alcune testimonianze riferiscono la costruzione di circa 250 postazioni generalmente scavate nella roccia viva e rivestite all'interno con tavole di legno. Segue

Fra i principali problemi che l'Organizzazione Todt dovette affrontare fu l'approvvigionamento di materiale da costruzione, soprattutto legname, considerato il tipo di lavori. Data l'estrema penuria di carburante e la costante minaccia di incursioni aeree che rendevano difficili i trasporti, il materiale necessario fu ricavato direttamente nelle zone di costruzione della linea fortificata. Questi lavori comportarono quindi il disboscamento di numerosi ettari di bosco sia per procurarsi il legname da costruzione sia per sgomberare i settori di tiro delle opere. Data la natura campale di questi sistemi fortificati non si era certi dell’esistenza sul terreno del lavoro di tanti civili arruolati nell’Organizzazione Todt per la costruzione di queste difese.

Per verificarne la collocazione e lo stato di conservazione nel settembre 2017 è stata condotta una ricognizione sul campo tre dei fondatori del GSFM (Gruppo di Studio delle Fortificazoni Moderne) associazione che nei primi anni Novanta diede il via allo studio sistematico delle fortificazioni della seconda guerra mondiale in Italia. In una giornata di bel tempo quindi si sono recati al passo della Presolana Gianpaolo Porta, Francesco Capelletto e Carlo Alfredo Clerici armati di macchine fotografiche, tablet e curiosità. La ricerca è stata avviata incrociando le immagini delle immagini satellitari con le notizie approssimative della dislocazione delle opere dell’epoca bellica. La prima opera trovata, ancor oggi visibile è il notevole il vallo anti carro realizzato poco sotto il Donico allo scopo di impedire l’arrivo di carri armati e mezzi pesanti anglo-americani, provenienti da Bergamo.

Lo scopo delle opere, al passo della Presolana, era quello di impedire l'eventuale aggiramento degli sbarramenti realizzati nelle valli principali (Ala, in val Lagarina, e Darfo, in val Camonica); la storia ci ha insegnato che il timore si rivelerà infondato perchè gli Alleati, risalendo da Bologna, puntarono direttamente a nord. E' probabile che la manovra a tenaglia (eseguita lungo il lago di Garda e la val Sugana) avesse proprio lo scopo di evitare lo sbarramento di Ala (a cui la Todt aveva riservato particolare cura essendo citato dallo stesso Hitler nella direttiva 60).

Cercando notizia sulla rete apprendiamo che a Castione della Presolana è stato poco tempo fa inaugurato il sentiero denominato “Al Squassì-Ratù-Scanapà” che partendo da Lantana si collega al Sentiero dei Carbonai e arriva fino alla cima del monte Scanapà, in prossimità della trincea della linea difensiva tedesca.

L’esplorazione sul campo inizia a Lantana (frazione di Castione della Presolana) e nella parte iniziale ricalca il sentiero “Al Squassì-Ratù-Scanapà” recentemente ripristinato. La traccia risale nel bosco il ripido versante ovest del monte Scanapà e ben presto raggiunge una grotta in apparenza naturale; nei pressi vi è una seconda cavità, poco profonda e certamente artificiale, prende corpo l’ipotesi che entrambe fossero scavi ed offrissero un riparo ai reparti che avrebbero dovuto impedire i tentativi Alleati di risalire la montagna dalla piana di Castione.

Proseguendo per debole traccia (comunque sempre ben segnalata da bolli di vernice rossa) si arriva ad intercettare il “sentiero dei carbonai”; dopo averlo percorso in piano, per alcuni metri, si riprende a salire fino a raggiungere le alte praterie dello Scanapà; qui la pendenza si accentua e il panorama sulla conca di Castione diventa sempre più ampio.

Poco prima di arrivare alla malga Scanapà si incontrano, finalmente, alcune tracce concrete dei lavori realizzati: dapprima una semplice trincea (ad impedire l’eventuale risalita delle fanterie nemiche) e a seguire due piazzole d’artiglieria collegate, attraverso camminamenti, ad una piccola riservetta oramai crollata.

Si tratta di manufatti eseguiti certamente in economia e per questo lo stato di conservazione non è ottimale.

Dalla malga Scanapà si raggiunge poi facilmente la grande croce di vetta, da cui i difensori avevano modo di scrutare l’intero settore (verso la conca di Castione, ad ovest, ma anche verso il fossato anticarro, a nord).

Scendendo ora in direzione del “castello orsetto” è possibile notare le infrastrutture viarie realizzate allo scopo di alimentare la linea.

Un sentiero ben tracciato scende con pendenza regolare fino alla malga Lantana e da qui poi ad un passo, appena evidente, che ci appare difeso da due trincee oramai appena abbozzate (ai lati del sentiero si notano due scavi del tutto identici e dunque artificiali…); è possibile che fossero a difesa del sottostante “castello orsetto” che certamente avrebbe assunto il ruolo di quartier generale del settore.

Il passo della Presolana è ora facilmente raggiungibile attraverso una bella strada sterrata; il mantenimento della quota e la quasi assenza di pendenze, ne svelano le origini ad uso militare.

Ben presto si perviene al valico e alle sue infrastrutture turistiche; il “grande albergo Franceschetti” (che ospitava i militi della legione Tagliamento) giace oramai abbandonato e in declino.

Si risale una sterrata in direzione Scanapà ma subito la si abbandona per proseguire lungo il “sentiero dei carbonai”; le cronache raccontano che la conca (ben visibile da qui) era stata completamente disboscata allo scopo di procurarsi legna da costruzione ed ottenere, contestualmente, un perfetto campo di tiro sulla sottostante strada statale.

Superate alcune piste da sci ed inforcata una deviazione (ben segnalata dai cartelli) si rientra nel bosco; qui è ancora possibile notare l’impercettibile presenza di una grande piazzola, servita da una trincea che serpeggia e si perde tra gli alberi; la troviamo ricolma dello scarto dei boscaioli e dunque ci appare chiaro quale sia stato il destino della quasi totalità di queste opere.

Proseguendo lungo il sentiero si perviene ancora ad un punto panoramico e da qui poi si scende rapidamente alla frazione Bratto-Dorga; è ora possibile raggiungere (lungo la via Postale) il fossato anticarro, realizzato sfruttando il solco naturale del torrente Campelli; i molteplici lavori, realizzati allo scopo di regimentare il flusso delle acque, hanno sostanzialmente eliminato qualsiasi traccia che possa confermare la presenza dello stesso ma è comunque interessante osservare la scelta strategica operata: le ultime propaggini rocciose del monte Scanapà a sud e la cresta del monte Sarradone (nel gruppo della Presolana) a nord, strozzano la valle in questo punto dividendo Castione dalla soprastante conca che adduce al valico; quest’ultima sarebbe poi stata difesa da un nugolo di postazioni campali realizzate su entrambe i versanti.

Attraverso la frazione di Dorga si ritorna a Lantana e dunque al punto di origine del nostro itinerario.


LA LEGGENDA DELLE PENNE ESPLOSIVE DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE IN ITALIA

Storia del presunto impiego delle penne esplosive da parte degli Alleati in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.


Alcune voci giunte fino ai nostri giorni nella memoria di molti che vissero il periodo bellico riportavano che dopo i bombardamenti aerei fosse comuneimbattersi in oggetti a forma di penna, che esplodevano ai primi tentativi di manipolazione. Inquietanti cartelli, sparsi un pò dovunque, che ammonivano di non toccare questi oggetti, e i racconti sui giornali, incoraggiavano il diffondersi della storia delle penne.

Nonostante la grande diffusione di questi racconti è difficile reperire studi che abbiano raccolto e approfondito le notizie sul reale impiego di ordigni esplosivi mascherati da oggetti innocui.

Quella delle penne esplosive divenne tuttavia una delle voci più durature del periodo bellico in Italia. In questo video approfondiremo la vera storia delle penne esplosive.

Soggetto e realizzazione di Carlo Alfredo Clerici, montaggio e musiche di Alessandro Trapuzzano. SEGUE

Bibliografia

-A.A.V.V., Field Manual FM 5-31, Booby Traps, Department of the Army, Washington 1965.

-Bermani C., Spegni la luce che passa Pippo. Voci, leggende e miti della storia contemporanea. Odradek, Roma 1996.

-Bloch M., La guerra e le false notizie. Donzelli Editore, Roma 1994.

-Clark M., Quinta Armata Americana, Garzanti, Milano 1952.

-Clerici C.A., Capelletto F.. Le armi della guerra psicologica. Uniformi ed armi, febbraio 1994, 28 - 32.

-Clerici C.A.. Armi speciali per la guerra psicologica. Le penne esplosive tra realtà e propaganda. Storia e Battaglie, marzo 2006. Pag. 38 - 45.

-Minnery J., Fingertip firepower, pen guns, knives and bombs, Paladin Press, Boulder 1990.

Ringraziamenti

Un particolare ringraziamento va agli amici Francesco Capelletto, per l'aiuto fornito alle ricerche bibliografiche, e Silvio Tasselli per il prezioso contributo alle ricerche di documenti e alla revisione del testo.

Articolo sulle penne esplosive

Clerici CA. Armi speciali per la guerra psicologica. Le penne esplosive tra realtà e propaganda. Storia e Battaglie, marzo 2006. Pag. 38 - 45.

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