Lockpicking

e sicurezza

IL LOCKPICKING: UN ESERCIZIO ENIGMISTICO TRIDIMENSIONALE

Aprire una serratura senza usare le chiavi originali ma dei grimaldelli è un'abilità che richiede ingegno e creatività. Questa tecnica di manipolazione delle serrature mediante grimaldelli è nota come lockpicking. Il termine inglese è intraducibile letteralmente in italiano; l’equivalente italiano scassinare indica in realtà i metodi utilizzati a scopo criminale basate sull’uso di forza bruta per superare rapidamente, mediante effrazione, le serrature di porte e casseforti.

Il lockpicking come esercizio di abilità ha illustri origini. Il famoso fisico Richerd Feynman, durante gli studi nel corso della Seconda Guerra Mondiale per la costruzione della bomba atomica, nei laboratori di Los Alamossi si divertiva ad aprire cassetti e casseforti dei colleghi (Feynman, 1985). Si tratta di uno degli esempi più famosi, della capacità di aprire serrature e altri mezzi di chiusura come un'appassionante sfida enigmistica.

Se da un lato la capacità di utilizzare questi strumenti è stata per anni appannaggio esclusivo di fabbri e serraturieri, di criminali e di pochi appassionati curiosi, in tempi più recenti, grazie alle possibilità di scambio e diffusione delle notizie a mezzo della rete, si è diffusa on-line una grande quantità di materiale sulle tecniche di lockpicking. Le mie prime esperienze con il lockpicking risalgono agli anni della gioventù. Quando frequentavo una scuola elementare privata, ma con la maggior parte dei compagni proveniente da alcuni contesti "particolari"', qualche volta capitava di assistere all'apertura di cassetti e armadi con graffette, ganci di attaccapanni e altri strumenti improvvisati. All'epoca la cosa mi sembrava una dote segreta che certamente nella mia famiglia non veniva insegnata. Ricordo che feci i primi esperimenti con delle graffette riuscendo ad aprire lucchetti ma solo di tipo molto semplice.

Negli anni continuai a nutrire il desiderio di saperne di più senza trovare nè maestri nè libri su cui imparare fino agli anni del liceo. Leggendo la rivista Soldier of Fortune, che avevo trovato a Genova in un'edicola nella zona del porto, trovai la pubblicità della famosa casa editrice americana Paladin Press. Ordinai un volumetto sul lockpicking, pagandolo - ricordo ancora - con un vaglia postale internazionale. La busta con il libro arrivò parecchi mesi dopo. Le pagine (poche) erano molto interessanti. Purtroppo però la difficoltà di reperire gli strumenti (all'epoca non immaginavo si potessero costruire facilmente) impedì veri progressi in questa tecnica.

In anni molto recenti, grazie al Web, ho potuto approfondire la bibliografia vastissima sulla tematica e conoscere persone - soprattutto all'estero - interessato ed esperte.

Il lockpicking che in Italia si è diffuso in modo spontaneo ma poco visibile, è all'estero un’attività relativamente diffusa, con aspetti sportivi e di ricerca. Numerosi gruppi di appassionati si sono infatti riuniti in associazioni, fra cui le più note e organizzate sono: “TOOL” (Olanda), “Sportfreunde der Sperrtechnik” (Germania) e “LockSports International” (Canada), con migliaia di aderenti che pagano una quota d'iscrizione, hanno una tessera associativa, partecipano a meeting e a competizioni di lockpicking.

Nonostante le tecniche di lockpicking non siano necessariamente quelle più usate dalla delinquenza per compiere reati (ad esempio perché più lente rispetto a tecniche di scasso che impiegano la forza bruta), lo studio amatoriale del lockpicking può evidenziare e far conoscere la vulnerabilità dei mezzi di chiusura ad azioni illecite. Anche per questo l'interesse specifico per la criminologia e la psicologia della sicurezza mi ha portato a scrivere con Claudio Ballicu un volume sull'argomento e a raccogliere materiale sulla storia delle casseforti italiane antiche.

Attorno all’argomento esiste, innegabilmente, un alone di mistero. Da sempre serrature e casseforti sono state prodotte da artigiani che hanno custodito gelosamente il proprio lavoro. Dall’altra parte della barricata gli scassinatori sono ritenuti una categoria di criminali quasi professionale e le metodiche utilizzate sono riportate per lo più in modo generico e impressionistico dai mass media, complice la scarsa conoscenza del tema.

La mancata conoscenza degli aspetti tecnici, tanto del funzionamento dei mezzi di chiusura quanto delle potenziali vulnerabilità rende difficile per gli utenti, al di là delle certificazioni oggi diffuse, la scelta del modello più adatto alle proprie esigenze e la corretta valutazione del rischio ed è auspicabile una maggiore diffusione della cultura della sicurezza e conoscenza di prodotti. Lo studio scientifico delle minacce al patrimonio e delle tecniche di difesa è un campo poco frequentato dalla ricerca universitaria internazionale e quasi disertato da quella italiana, nonostante ripetuti allarmi sociali sull’aumento dei fenomeni criminali. Oggi è verosimile che il concetto di “security by obscurity” sia un concetto da superare con un approccio scientifico al problema della sicurezza (Blaze, 2004; Ballicu, 2011).

Ringraziamenti

Si ringrazia Angelo de'Micheli per l'importante contributo allo studio scientifico del fenomeno e a Claudio Ballicu per gli approfondimenti tecnici sul tema.

Bibliografia

Ballicu C, Clerici C.A. Casseforti a combinazione meccanica; storia, tecnica e segreti ad uso dei consumatori informati e degli studiosi. Roma 2011.

Blaze M. "Safecracking for the Computer Scientist." U. Penn CIS Department Technical Report. 7 December 2004.

Bübl M. I segreti del Fabbro. Michael Bübl Editore. Ernstbrunn 2006.

Feynman RP. Surely You’re Joking, Mr. Feynman: Adventures of a Curious Character. Edward Hutchings, ed. New York: W.W. Norton, 1985. Trad. it. «Sta scherzando Mr. Feynman!» Vita e avventure di uno scienziato curioso. Zanichelli, Milano 2007.


UN LIBRO SULLE CASSEFORTI

Ballicu C, Clerici C.A. Casseforti a combinazione meccanica; storia, tecnica e segreti ad uso dei consumatori informati e degli studiosi. Disponibile su Amazon e le principali librerie online.

BREVE STORIA DELLE CASSEFORTI AD USO DEI COLLEZIONISTI ITALIANI


Note di Carlo Alfredo Clerici e Claudio Ballicu


La protezione dei beni preziosi ha radici antichissime. Nell'antico Egitto i tesori dei faraoni erano protetti in luoghi deputati grazie a finte stanze del tesoro e trabocchetti. Nella Grecia antica i tesori erano collocati in stanze protette con pesanti porte di bronzo. Nella Roma antica erano in uso forzieri di legno e metallo per contenere il denaro. Nel corso del tempo sono stati sviluppati mezzi tecnici sempre più raffinati e complessi per la protezione dei beni.

Antenati delle casseforti erano contenitori di legno rinforzati con piastre metalliche fissate con chiodi. Questi oggetti erano prodotti artigianali realizzati da fabbri o falegnami in base all’esperienza propria o della bottega di appartenenza. All'inizio dell’Ottocento, con l’affermarsi della borghesia aumentò la richiesta di sistemi per la proteggere il denaro. Grazie al contemporaneo svilupparsi dell'industria diversi produttori iniziarono così a realizzare e a mettere in commercio le prime casseforti moderne (fr. coffre – fort; sp. caja de caudales; ted. Geld – schrank ; ingl. safe).

In questi prodotti industriali il legno fu sostituito dal metallo. Le tecniche metallurgiche ebbero quindi un’importanza crescente nella realizzazione di questi oggetti. Obiettivo della produzione industriale era ottenere un materiale abbastanza duro da resistere al taglio e alla perforazione ma abbastanza flessibile per resistere se sottoposto a percussione. Il ferro fu il materiale più spesso usato all’inizio, poi in combinazione con il carbone per ottenere l'acciaio. In Europa Occidentale si era diffusa all’inizio del Seicento una tecnica di produzione artigianale dell’acciaio, chiamata cementazione, basata sull’arricchimento di carbonio del ferro battuto scaldando il metallo in presenza del carbone.

Produrre industrialmente l’acciaio richiedeva costosi altiforni e diverse tecniche per l’affinazione della ghisa che per lungo tempo furono impraticabili. La tecnica del "puddellaggio" che fu in uso fino al 1860 prevedeva di versare la ghisa in un crogiolo riscaldato dal carbone posto in una camera di combustione separata. In questo modo il bagno di metallo contenuto era riscaldato e si poteva procedere all'affinazione della ghisa; la temperatura tuttavia non era sufficiente per mantenere la massa metallica fluida e fusa. Vi era quindi la necessità di scaldare e agitare continuamente il bagno per evitarne il raffreddamento e la solidificazione (da qui il nome della tecnica, dal verbo inglese “to puddle” che significa mescolare). Nella prima parte dell’Ottocento l'acciaio continuò ad essere fabbricato per lo più tramite cementazione, seguita a volte dalla rifusione per produrre acciaio in crogiolo.

Il problema di produrre industrialmente acciai economici fu risolto nel 1855 da Henry Bessmer con l'introduzione del convertitore che prese il suo nome. Con questa tecnica nata a Sheffield in Inghilterra la ghisa grezza fusa prodotta dall'altoforno era inserita in un crogiolo di grandi dimensioni. Era poi soffiata dell’aria attraverso il materiale fuso, che bruciava il carbonio disciolto dal coke. Con la combustione del cocke, il punto di fusione del materiale aumentava, ma il calore proveniente dal carbonio in fiamme assicurava che il miscuglio restasse allo stato fuso. L'impiego dei convertitori ad aria, consentì di abbandonare le precedenti tecniche di produzione dell’acciaio troppo lente e dispendiose. L’acciaio, che prima era un metallo molto costoso ed era impiegato soltanto dove era necessario disporre di un metallo estremamente duro o flessibile, come negli attrezzi da taglio e nelle molle, divenne materia prima per la produzione indusriale di oggetti su larga scala. L’acciaio iniziò anche ad essere miscelato con metalli diversi come il manganese e ciò permetteva di ottenere caratteristiche particolari di resistenza, conduttività termina e resistenza alla perforazione. Grazie alla prodiuzione industriale di acciai la fabricazione di casseforti ebbe importanti progressi. Nel 1860, Chatwood, fabbricante inglese di casseforti utilizzò per la produzione l’uso di due fogli d’acciaio entro cui era fuso del metallo con il risultato di ottenere lastre era estremamente difficili da perforare. Questa tecnica era più efficace rispetto al semplice moltiplicare il numero di lamiere d’acciaio.

Lastre d’acciaio ad alto tenore di carbonio poste attorno ad uno strato di acciaio meno duro permettevano di ottenere pareti resistenti al taglio e alla fiamma ossidrica. Lastre di rame poste fra le piastre d’acciaio furono usate per disperdere il calore e impedire che la barriera d’acciaio raggiungesse il punto di fusione.

Dalla metà dell’Ottocento gli scassinatori di casseforti disponevano di mezzi di scasso e di esplosivi ma contemporaneamente i fabbricanti di casseforti svilupparono difese sempre più efficaci. Furono introdotte in quel periodo varie migliorie per proteggere le casseforti dagli incendi e dalle azioni di scasso. Nel 1857 John Chubb brevettò un sistema contro le aggressioni con i trapani mediante piastre di acciaio a protezione dei meccanismi e diverse furono le migliorie negli anni successivi.

Nel tempo divennero più evolute le tecniche per unire le divrese parti metalliche delle casseforti. Viti, rivetti e saldature furono gradualmente sostituite dall’impiego di fusioni monoblocco. I fabbricanti di casseforti continuarono a sviluppare e impiegare diverse combinazioni di metalli per migliorare la sicurezza dei loro prodotti.

Diverse industrie di casseforti sorte nell'Ottocento sono tuttora in attività e occupano posizioni di leader nel mercato. La Sargent e Greenleaf fu fondata negli Stati Uniti nel 1857 by James Sargent and Hobart Greenleaf. Nel 1825 Alexandre Fichet aprì a Parigi un atelier di serrature e nel 1840 creò la sua prima cassaforte incombustibile. Kaba costruisce casseforti dal 1862 e in Italia fu fondata nel 1870 la Parma Antonio & Figli.

Nel ventesimo secolo divennero parametri essenziali per una cassaforte l'inviolabilità delle serrature, l'incombustibilità e la coibenza delle pareti; la resistenza assoluta ai cannelli ossidrico e ossiacetilenico e all'arco elettrico. Nelle casseforti di grandi dimensioni e i caveau si ricorse anche a doppie pareti in acciaio con intercapedini riempiti con diversi materiali. Il migliore si dimostràò il calcestruzzo e i fabbricanti ne studiarono formule speciali con cementi fusi, al silicio e al quarzo si aggiunsero materiali diversi per ottenere inconbustibilità, indeformabilità a caldo e a freddo, durezza e resistenza a tutte le sollecitazioni meccaniche. Un’evoluzione nelle tecniche di produzione delle casseforti vi fu utilizzando le lehe impiegate per la produzione delle corazzature militari e in particolari quelle navali negli anni a cavallo del Primo conflitto mondiale. Per resistere al cannello ossiactilenico furono adottate leghe complesse di rame, acciaio, manganese, carbonio, cromo, silicio e altri minerali. Per gli spessori più grandi furono usate lastre formate da strati di acciai al cromo in cui si alternavano rame, amianto, mica, eternit, collegati fra loro da ghisa inserita in fori praticati entro gli strati. Negli anni Trenta la Chubb e altre società introdussero i meccanismi a trappola nelle serrature come difesa contro l’uso degli esplosivi e il cannello ossiacetilenico e vi fu una crescita del numero di aziende produttrici di casseforti. In Italia nel periodo fino alla seconda guerra mondiale risultavano attive importanti case produttrici quali ad esempio Conforti, Focis, Juwel, Lips Vago e Viro.

A partire dagli anni Settanta con l’avvento della grande distribuzione anche nel settore della carpenteria e del fai da te si diffusero modelli di casseforti di fascia molto economica.


Il collezionismo

A differenza di altri settori tecnici in cui esiste tra l'altro la pratica degli studi storici e del collezionismo, rispetto alle casseforti non esistono testi divulgativi in italiano che ne illustrino l’evoluzione tecnica e le caratteristiche, a parte il già citato di Ballicu e Clerici sulle casseforti a combinazione meccanica.

Può essere utile un elenco delle case produttrici di casseforti italiane: Bordogna, Cisa, Conforti, Dierre, Fiamca, Fumeo, Juwel, L'italiana casseforti, Lem, Lips Vago, Nuova co.m.a.r., Parma Antonio & figli, Silmec, Stanzieri (Napoli) fondata da Luigi Stanzieri nel 1863, Stark, Stedel casseforti, Technomax, Viro. Sono fabbricanti storici non più attivi (o che non producono più casseforti): Francesco Vago (Milano) poi Lips Vago, F.O.C.I.S. ("Fonderie Officine Casseforti Impianti di Sicurezza"), la Pistono (Torino), Vincenzo Toldi (Bologna), Zime.


MUSEI E COLLEZIONI

In Italia è conservato ed esposto al pubblico un certo numero di casseforti antiche o storiche. Ne riportiamo qui un elenco con la preghiera, a quanti fossero a conoscenza di errori o utili segnalazioni, di inviare una mail a carloaclerici@gmail.com

LOMBARDIA

- Milano: ristorante Labanque. Vecchio caveau trasformato in sala del locale. [da verificare].

- Tirano (Sondrio) Museo Etnografico Tiranese: cassaforte. [da verificare tipologia]

- Sant'Angelo Lodigiano (LO), Museo Morando Bolognini: tre casseforti del Seicento.

- Brescia (Bs), museo dell'industria e del lavoro. Due esemplari di casseforti antiche prodotte dalla Metalgoi Siderurgica s.p.a. (Luigi Goi) sono conservate presso la sede di Brescia del museo:

- Viadana. Cassaforte marcata “1822/ Zeffirino Caggi/ fece in Milano“

http://www.comune.viadana.mn.it/index.php?id=27

- Saronno: Museo delle Industrie e del Lavoro del Saronnese. Esposte alcune casseforti della ditta Parma di cui una costruita per proteggere l’altare d’oro della basilica di Sant’Ambrogio

http://www.museomils.it/index.php?it/94/museo


TRENTINO

- Trento: Caveau storico in un palazzo a Trento

http://www.ladigetto.it/article.aspx?c=35&a=10085


FRIULI VENEZIA GIULIA

- Palmanova (Ud) Civico Museo Storico: due casseforti del secolo XVII, provenenienti Palazzo Veneziano delle Finanze o Ragionato. Uno scrigno in rovere rivestito da resistenti piastre di ferro lavorate con ornamenti floreali richiede per l’apertura una combinazione di sedici movimenti in precisa sequenza.


LIGURIA

- La Spezia, Museo Tecnico Navale di La Spezia

Salone Superiore: nella vetrina n. 74 una lampadina tascabile (n. 6061) con la quale fu illuminata, nella notte tra il 25-26 febbraio 1917, la cassaforte del Consolato austriaco a Zurigo scassinata da un gruppo inviato dal Servizio Segreto italiano [non c'entra ma è una cosa troppo curiosa per non parlarne...]


TOSCANA

- Rio nell'Elba (all'Isola d'Elba). Museo Minerario: Cassaforte Wertheim.

- Firenze: libreria Feltrinelli. Nel sotterraneo porta caveau delle banca prima esistente.

- Lucca, Antico Uffizio della Zecca di Lucca, cassaforte del Settecento


EMILIA ROMAGNA

- Parma, museo della Fondazione Cassa Di Risparmio di Parma: una cassaforte antica Wertheim con 4 ante con chiavi completa di basamento in legno e una cassaforte Lips Vago di kg. 50 con forzierino.

- Monterenzio, Bologna; Museo Comunale “L. Fantini. Cassaforte non meglio specificata


LAZIO

- Roma; Fondazione Cassa di Risparmio di Roma: Caveau del Palazzo del Museo del Corso, l'accesso è tuttora permesso da una grande porta-cassaforte. [da verificare tipologia]


CAMPANIA

- Pompei; Museo Villino Casa del Beato Bartolo Longo: Cassaforte XIX secolo


SICILIA

- Villapriolo (Enna) Casa dello Zolfato: Una cassaforte del 1850 [da verificare tipologia]


SARDEGNA

- Tuili (Medio Campidano) Villa Pitzalis: i locali della pro - loco furono utilizzati come "Casa di Credito Agrario", all'interno è ancora presente la vecchia cassaforte [da verificare]

- Museo Ferroviario Sardo. Antica cassaforte con meccanismo segreto.


BIBLIOGRAFIA

- Ballicu C, Clerici CA, Casseforti a combinazione meccanica. Storia, tecnica e segreti a uso dei consumatori informati e degli studiosi. Youcanprint, Tricase 2011.


-------------------------------------------------------------------

Chi può fornire segnalazioni di esemplari storici di forzieri e casseforti esposti in musei italiani, o può mettere a disposizione fotografie di casseforti italiane antiche per completare questa pubblicazione può inviare una mail a: carloaclerici@gmail.com

UNA TECNICA MOLTO USATA DAI LADRI PER SCASSINARE LE CASSEFORTI

Se le condizioni permettono ai ladri di lavorare per alcuni minuti senza preoccupazioni per il rumore, spesso le casseforti casalinghe riesco ad essere violate dai ladri utilizzano un disco da taglio montato su una smerigliatrice angolare. Lo strumento è estremamente semplice ma è in grado di praticare in tempi brevi un'apertura sulla corazza esterna di un forziere.

Nei modelli più piccoli di casseforti è effettuato direttamente il taglio dello sportello. L'opera è poi completata dai malviventi mediante una leva metallica che consente di forzare l'ultima resistenza offerta dalla scatola interna dei meccanismi, generalmente in lamiera sottile.

Cosi è stato aperto con il flessibile (o "frullino" come lo chiamano i romani) lo sportello della cassaforte di una mia amica. Molto generosamente, conoscendo il mio interesse per le casseforti e il tema della sicurezza, ha pensato di regalarmi quel che ne resta per la mia Wunderkammer. Un discreto monito a non fidarsi troppo delle casseforti casalinghe di fronte a questo tipo di tecnica, ormai molto usato.

GUIDA ALLA SCELTA DELLA CASSAFORTE PER LA CASA

Per la difesa dei beni preziosi nella propria abitazione. Illustrati i principali meccanismi e le vulnerabilità alle tecniche di scasso impiegate dai ladri.

FUNZIONAMENTO DI UN MECCANSIMO PER CASSAFORTE A COMBINAZIONE MECCANICA

FUNZIONAMENTO DI UN MECCANISMO DI CHIUSURA PER CASSAFORTE A COMBINAZIONE A ENTRATA DIRETTA

COME FUNZIONA UN MECCANISMO DA CASSAFORTE A COMBINAZIONE A TRE POMELLI

COME FUNZIONA UN MECCANISMO DA CASSAFORTE A DISCHI COASSIALI

COME FUNZIONA UNA CASSAFORTE A COMBINAZIONE ELETTRONICA

COME FUNZIONA UNA SERRATURA TIPO CHUBB E COME COSTRUIRE UNA CHIAVE COL SISTEMA DELL'IMPRONTA

COME FUNZIONA

UNA SERRATURA TIPO YALE

BLOCCASTERZO CONTRO SPADINO



DIMOSTRAZIONE DI LOCKPICKING



GRIMALDELLO A PETTINE

COME FUNZIONA UN LUCCHETTO MAGNETICO

ANTICA CASSAFORTE BORCHIATA ITALIANA